L’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni» mira a limitare la crescita della popolazione in Svizzera. La sua attuazione comporterebbe la revoca della libera circolazione con l’Unione Europea e l’esclusione della Svizzera dagli accordi di ricerca con l’UE. È questa la conclusione a cui giunge un parere legale (solo in tedesco) commissionato da swissuniversities.
Settori decisivi della ricerca svizzera sarebbero così tagliati fuori dai network e dalle cooperazioni internazionali, e l’accesso ai progetti di ricerca sarebbe fortemente limitato. Ma la collaborazione internazionale è essenziale per giungere a scoperte scientifiche ed elaborare soluzioni concrete alle sfide sociali.
Rischi per il polo svizzero di ricerca e innovazione
La Svizzera come polo di ricerca e innovazione perderebbe inoltre notevolmente in attrattività: la partecipazione ai programmi di ricerca europei è infatti un fattore centrale per reclutare personale specializzato altamente qualificato e fare in modo che rimanga nel nostro Paese.
Le esperienze degli ultimi anni mostrano infine che un’associazione parziale a questi programmi si tradurrebbe in perdita di attrattività, ridotte possibilità di cooperazione e un minor influsso sull’orientamento dei programmi stessi. Nemmeno l’adozione di misure sostitutive e transitorie permetterebbe di compensare gli svantaggi derivanti da una mancata associazione a pieno titolo.
Il Settore dei PF ha bisogno di relazioni internazionali stabili e affidabili. Indebolire i rapporti con l’UE pregiudicherebbe notevolmente la collaborazione internazionale della ricerca e dell’innovazione svizzera, diminuendone la competitività sul lungo termine. Per tutte queste ragioni il Consiglio dei PF respinge l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni».